Due mondi apparentemente distanti. Eppure incredibilmente complementari.
Per anni nel ruolo di dirigente aziendale ho rincorso treni, smaltito “chili” di email nel week-end, trasportato tutto il peso operativo, ma soprattutto MENTALE, del lavoro nella mia vita privata.
In quei pochi giorni della settimana di possibile recupero… ecco che la mia testa disobbediente è lì che rimugina su come risolvere un problema, che ordina alle dita della mano di cedere alla tentazione e rispondere al collega, che pensa alla call del successivo lunedì sera.
Sì, sono a casa. Sì è il week-end. Sì teoricamente dovrebbe essere un momento di ristorazione, stacco e convivialità in famiglia. Sì ho mia figlia di 7 anni con cui sto giocando.
E nonostante tutto. La mia testa va lì. Al lavoro.

Il richiamo della terra
Capita invece che un bel week-end di primavera decida di andare con mia mamma su uno dei “campi” ereditati da parte di mio nonno paterno. Capita così che iniziamo a togliere delle erbacce e mettere mano alla terra. Capita così che senza rendersene conto il tempo passi veloce. Sembra trascorsa mezz’ora. Il vento frizzante della primavera sulle colline del Vicentino. I capelli che finiscono sul viso. Sto sudando nonostante la temperatura sia ancora sfidante. Concentrazione massima. Quella terra dura va per forza arieggiata con la ZAPPA.
Sì, proprio con la zappa. Come mio nonno contadino. Sì proprio io, che non ho mezzo muscolo e ho una predisposizione per i lavori pratici che viaggia ampiamente sotto lo Zero.
La tecnica lascia sicuramente a desiderare. Probabilmente anche il risultato.
Ma controllando l’orologio, la mezz’ora che credevo trascorsa occupa nella realtà più di due ore e mezzo.
E no. Non ho nessuna intenzione di lasciare le cose a metà. Andiamo avanti ancora per altre due ore.

Un tempo senza tempo
Il tempo ha assunto un’altra dimensione.
In questa radura a oltre 700 metri di altezza, alle pendici delle piccole Dolomiti (presso Cerealto, in provincia di Vicenza), lontano da fonti di inquinamento, la Natura detta il ritmo. Una natura caparbia, difficile. Dominante. Che si appropria di colori, suoni e profumi. I telefoni sono inutilizzabili mancando segnale. La strada sterrata è la via di collegamento. Wifi una parola straniera sconosciuta.
Ma è proprio qui. In questa terra senza tempo. In questa antica landa cimbra dalla tempra orgogliosa.
È qui che la mente senza volerlo, senza alcuna difficoltà, ha staccato la connessione dagli schemi e dalle routine quotidiane. È qui che – come un incantesimo – stanchezza, ansia, stress, pensieri di “to do list” infinite da completare si sciolgono e volano via. Spazzati dal vento e spezzati dalla FATICA FISICA, dalla concentrazione che la manualità richiede. E non perdona. Sei lì. E ci devi essere al 100%. Non puoi permetterti di pensare ad altro. Ogni colpo di zappa assestato male te ne chiede altri 3. Ogni disattenzione triplica il lavoro. E la natura è talmente regina che permette solo di osservare lei senza distrazioni.

Back to the Roots (per certi versi)
Da qui la decisione di riavvicinarmi alle mie colline. Pur mantenendo legami lavorativi con le città metropolitane, ma il mio CHOICE POINT è stato chiaro.
Sono quindi state piantate le prime talee di lavanda. Il tempo, i cinghiali, i tassi non ci sono stati amici e nemmeno ora lo sono. Ma lo scopo dell’impianto di lavanda non è mai stato la prodottizzazione.
Bensì l’attività all’aria aperta. L’ossigeno. Il passare tempo sano, rigenerativo e con sforzo fisico (gestibile ovviamente 😊) nel week end.

Mindset coaching… come farlo funzionare veramente?
In questi anni mi sono appassionata di Mindset Coaching (qui il link per approfondire cosa sia il mindset coaching), fino a farne una professione, forte delle competenze maturate nella mia esperienza in aziende diverse, supportata da formazione costante e soprattutto da un personale “sentire”.
Ai principi del coaching tradizionale, ho deciso di affiancare sin da subito altre tecniche soprattutto con i clienti che seguo. Prevalentemente professionisti, manager ed imprenditori.
Il motivo? La mia personale consapevolezza ed esperienza diretta nel ruolo di Coachee (ebbene sì, sono stata anche io Coachee in un programma proposto tramite l’azienda in cui lavoravo). Ecco, per me parlare di “definizione dell’obiettivo, di SMART, strategia, action plan, to do list, test&learn analisi progressione” e via dicendo mi faceva strabuzzare gli occhi allora. E li fa strabuzzare tuttora.
Perché? Semplicemente perché chi ha un passato da ex-consulente manageriale o è abituato comunque a gestire progetti complessi, ragionare così è già parte del suo DNA.
Nella sua essenza il metodo aiuta, ovviamente!, ma porta spesso il professionista/ manager/ imprenditore a non riuscire veramente ad arrivare al cambiamento profondo, che invece è necessario per avanzare verso l’obiettivo. Spesso l’applicazione del metodo standard porta ad un’auto-gratificazione temporanea personale… ci si sente già arrivati perché si ha già un mindset che ragiona per obiettivi/azioni.
Nella realtà dei fatti, quel che accade è che il metodo “noto” e vicino al proprio modo di ragionare diventa la scusa per prendere le distanze e non mettersi realmente in gioco. Al netto di piccole azioni che fanno più contento il Coach che il Coachee, ci si ritrova ad utilizzare i SOLITI SCHEMI, più o meno inconsci.
Come provare a creare il “break-through” o almeno provarci?
Da qui la mia esigenza di trovare delle tecniche effettivamente il grado di “rompere” il “giochino mentale” (che giochino non è affatto!), gli schemi così ben scolpiti soprattutto in persone con una storia lavorativa di successo. O almeno in grado di creare delle Aperture. Dare delle chance di reale cambiamento.
Così ho fatto, smettendo di rincorrere certificazioni, ma investendo invece nel cercare modalità integrative, reali, pratiche. Studiare, essere formata e provare prima di tutto su me stessa. E qui si è aperto un mondo per me inimmaginabile nella sua vastità ed eterogeneità. Non entro oggi nel merito… almeno per oggi!
Quello che però posso affermare è che tra le modalità più efficaci di “break-through” sicuramente rientra l’utilizzo di tecniche di respirazione e le Emotional Freedom Tecniques (EFT), di cui ho già ampiamente parlato in un altro articolo del BLOG (qui il link). Validi e applicabili entrambi anche in sessioni online, che caratterizzano tipicamente il 60% – 70% del percorso di coaching.
Amazing e con effetti davvero inaspettati!
Coaching, lavanda e creatività
La memoria del BENESSERE nel lavorare all’aria aperta, nel confrontarsi con la terra, tuttavia non se ne andava. Il pensiero fisso che un’unione e un profondo beneficio derivante dalla convergenza mirata tra il mondo del coaching professionale e la terra ci fosse. Fosse non solo possibile. Ma a volte necessario.
E così la decisione di inserire nei percorsi di coaching (completamente personalizzati) la possibilità – su base volontaria – di aggiungere una o due sessioni “off site” direttamente sul campo. Staccare. Ossigenare corpo e mente. Usare le mani non per schiacciare tasti di pc o schermi luminosi.
Osservare i colori delicati della natura, senza filtri. SENZA TRASFORMAZIONI, esagerazioni, effetti di schermi e applicazioni. Ridare ai nostri cinque sensi la possibilità di ritornare ad essere utilizzati nella loro essenza. Senza alterazioni.
RILASSARE il sistema nervoso. SCARICARE mente e corpo di energie sature e pesanti.
Fare fatica, sì. Fatta in modo corretto (senza follie o esagerazioni), ma la fatica fisica è liberatoria.
E lo è ancora di più se non è legata a sfide come va molto di moda (vincere la maratona, arrivare in fondo alla “race tal dei tali”). Bensì legata alla terra, alla cura, alla natura, al contribuire a far crescere qualcosa. Senza gara. Solo istinto, concentrazione, equilibrio. Ascolto di sè, delle proprie energie e dei propri bisogni. E sì, sono ammesse anche le parolacce quando servono 🙂
Sembra molto “new-age”. Ma non lo è affatto. Prendi zappa e falcetto.. E scoprirai che di new age c’è molto poco. Invece c’è un immediato stacco dai pensieri dell’ufficio.
Creatività. Soprattutto creatività: con pochi mezzi, per lo più manuali. Come risolvere i piccoli ostacoli che si presentano via via? Un ritorno all’essenziale (“back to basic”) ma per scoprire nuovi modi e risorse che tipicamente non vengono utilizzate.

RESPIRA. CONCENTRATI. AFFATICATI. SORRIDI. CREA. AFFATICATI DI PIU’. QUALCHE PAROLACCIA. SORRIDI ANCORA. RIPOSA.
Provare per Credere 😊


